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Livorno oltre il bivio ma non bisogna mollare..

autore: Raimondo Bongini

Livorno-Quello di Gorgonzola e’ stato un colpo basso, alle speranze di salvezza del Livorno. Un’altra patita che potevi come minimo non perdere e dopo la quale, torni a casa con le osse rotte e il quarto 0-1 di  fila. Servirebbe un colpo di coda, un risultato favorevole, che mutasse il trend negativo ma ti aspettano 3 derby di fila:sabato a Carrara, martedi il Grosseto e la domenica dopo a Pontedera. Il problema, lo sanno tutti. Non segnamo su azione della gara interna con l’Olbia, dominata e poi riacciuffata in extremis. Fece gol Dubickas, che tanto e’ bravo a far salire la squadra quanto fa disperare, anche a Gorgonzola, sotto porta. Non crediamo che non abbia l’instinct killer. Crediamo che sia solo questione di fiducia, di confidenza con il gol, anche se lui non ne ha mai segnate caterve in carriera. E lo stesso dicasi per Steven Braken, da questa settimana, di nuovo agli ordini di Amelia ma con i minuti da centellinare, dopo oltre un mese di fastidioso stop. Magari in zona gol ci si aspettava di più da Mazzarani, che quelli li ha sempre fatti in B e in C. Solo che non può essere ancora al top della condizione e di lui Amelia ha bisogno anche in fase di costruzione, quindi lontano dalla porta. Oggi Andrea e’ in conferenza stampa, vediamo quali convinzioni racconterà ai giornalisti.

NON C’E’ NULLA DI NULLA

Comunque vadano le cose sul campo, inutile dire che la questione societaria e’ più che mai sul tappeto. La retrocessione aprirebbe scenari inquietanti, sul futuro del Livorno. Anzi li ha gia’ aperti. In questo preciso momento e’ bene ribadirlo non ci sono alternative alla gestione Aimo/Presta, con Spinelli che interviene al bisogno. L’alternativa e’ il fallimento che non prendiamo neanche in considerazione, anche se le scadenze a cui far fronte sono tante, come sappiamo. Di getto verrebbe da suggerire a chi sta al timone, adesso e non alla fine dei giochi, di assumere una posizione forte. Della serie: noi restiamo anche in D e siamo pronti a costruire una squadra forte per risalire.

Ma in questo frangente potresti dare alibi alla squadra, che finché c’e’ la matematica, non dovrà mollare di un centimetro. Poi verrà il momento di parlare e soprattutto di fare. Anche se in troppi di noi si sono disamorati di questo Livorno, come se chi dirige l’orchestra contasse più del palcoscenico. Proprio ora che servirebbe stargli vicino.

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1 commento

Sandro Morelli 10/03/2021 - 17:04

Buonasera Raiba, no, non sono d’accordo.
Perché se il direttore d’orchestra non sa fare il proprio lavoro, davanti non si ritrova più un’orchestra ma un’accozzaglia di suoni o rumori.
La gente non pretende la luna, ma serietà si. La gente non la puoi prendere per il culo parlando di ruoli, di consigli di amministrazione, di quote, di strategie aziendali e vedere poi giocatori che vanno via, tra stipendi non corrisposti e messe in mora.
La gente vuole che si parli di calcio, si vedano sul campo i risultati di una politica di programmazione ed investimenti che non necessariamente può portare sempre a vincere ma che almeno può far interessare ed appassionare il tifoso. Perché di questo vive il tifoso che non è un ragioniere o un esperto di finanza o diritto societario. Questa è una società basata su cose poco chiare, su intenti poco limpidi, su figure di dubbio “gusto”.
E con una crisi economica sempre più mordente, molti scrollano le spalle e ciao, ci sono cose più urgenti a cui pensare. Sono le stesse cose che non ha capito nemmeno un addetto ai lavori come un noto allenatore che vive in città e che ha espresso rammarico proprio perché a Livorno la squadra non appassiona più tanta gente ormai. Mi chiedo dove viva certa gente a volte.
Ti saluto, Sandro Morelli.

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