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Cessione Livorno: ma si stranieri, è anche meglio

autore: Raimondo Bongini

Livorno – Non è vero che ieri sera dopo l’1 a 5 casalingo Spinelli ha deciso di vendere agli “argentini”. Poco fa ci è stato riconfermato da fonti vicine a Spinelli che l’appuntamento è fissato per lunedì o martedì alla banca Carige di Genova. Presenti Spinelli ed i suoi collaboratori, più gli emissari della controparte. In parole povere: se sborsano le 800 mila euro il Livorno passa a loro.

Servirà pazienza se saranno stranieri

Da quel momento in poi, toccherà a noi fare la nostra parte. Che non è poi così secondaria. In questo senso, hanno ragione i colleghi di Amaranta.it, che in un bel fondo a cura di Carlo Grandi, ieri sera, hanno scattato la perfetta fotografia della situazione del calcio amaranto. “Servirà – hanno scritto- molta pazienza da parte di tutto l’ambiente per ripartire. Soprattutto se la proprietà sarà straniera”.

Dobbiamo quindi  augurarci il meglio, trattandosi come noto di un affare tra privati. Ma  non aspettiamo la notizia con la spocchia di quelli che per anni hanno gustato l’aragosta e adesso potrebbero trovare nel  piatto una più modesta panzanella. Non possiamo permettercelo.  Ma vivaddio, che a qualcuno sembra faccia ancora gola una piazza come la nostra, che a parte il blasone è molto indietro da tutti i punti di vista. C’e’ effettivamente da ripartire da zero e serve competenza ed entusiasmo, che anche  molti di noi, che vivono di Livorno, hanno perso; purtroppo per consunzione, dopo gli anni delle vacche grasse. E’ rimasta solo la supponenza. Tanto che si vivacchia all’insegna del minimo sforzo,  pensando che tanto non cambierà mai nulla e se qualcosa dovesse cambiare, deve obbligatoriamente avvenire sotto il nostro controllo. E se sono investitori stranieri ben vengano, solo se si portano dietro personaggi che già conosciamo, a cui possiamo dare del tu. E’ umano. In questi giorni ci sembrava giusto anche a noi. Noi che  pretendiamo di sapere chi sono, se sono facoltosi e i progetti che hanno. E magari di fargli le bucce,  prima ancora che li abbiano presentati.  E invece hai visto questi ispano-svizzeri ? Li intercetti in Argentina e ti dicono il meno possibile. Perché  e’ giusto cosi’, finché non  arriverà, se arriverà, il  closing.  Perché il signor Cristian Traverso, non è un intermediario qualsiasi. A Buenos Aires e in tutto il Sudamerica per non dire in tutta l’America futebolista, el Tigre, come lo chiamano i suoi ex tifosi. L’ex difensore del Boca Juniors, già di Maradona e oggi di Tevez,  ha fatto la storia del calcio, vincendo coppe e campionati. Ma soprattutto e’ un personaggio pubblico a tutto tondo, dei salotti sportivi televisivi  e non . Ed e’ apprezzato proprio perché dice sempre quello che pensa.

Insomma, con il Livorno, ci sta mettendo la faccia e poco deve importarci di chi sta davvero dietro a lui e di tal Jose Manuel Fernandez, che sarebbe conosciuto tra gli operatori di mercato ( ascolta la nostra intervista all’agente fifa Pablo Betancourt) ma che  ufficialmente non ha incarichi (abbiamo una risposta ufficiale della federazione elvetica di calcio ndr. ) nei club della Federazione. O meglio, deve pensarci Spinelli a capire se questo soggetto, che sembra arrivato in dirittura, di una  trattativa iniziata l’autunno scorso (come tutte le negoziazioni che si rispettano) ha la solidità necessaria per rilevare il Livorno. Per non trovarsi, lui, in primis tra qualche mese, in difficoltà con le autorità calcistiche nazionali. E da questo punto di vista noi ci fidiamo del Presidente, visto che è lui,  che ha dato nuova visibilità a questo profilo,  dopo la vicenda Jousif. Poi ci penseranno le Autorità cittadine a completare il tutto,  spiegando a chi dovesse arrivare, che il Livorno non e’ un giocattolo ma un patrimonio della città. La quale, soprattutto a chi viene da fuori ha sempre dato ospitalità, in cambio,  come minimo, del rispetto e della trasparenza. Stiamo vigili, andra’ tutto bene…

 

 

 

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1 commento

Sandro Morelli 28/07/2020 - 18:30

Non è questione di stranieri o italiani, è questione di serietà, programmazione, disponibilità economica. È questione di risollevare un ambiente depresso e mortificato da una gestione menefreghista ed incompetente. È questione di un rinnovamento nel modus operandi, tenendo conto che i tempi sono cambiati, e che certi atteggiamenti patronali sono anacronistici. È questione inoltre di ricucire un rapporto con le istituzioni del calcio, lacerato da una mentalità vecchia che ci ha progressivamente isolati e resi anche antipatici oltre che “inaffidabili” per un certo contesto. Stranieri o Italiani poco importa, importa invece un netto cambio di tendenza.

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